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:: 7^ Giornata dell'Economia 2009
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giovedì 24 marzo 2016
:: BREVETTI, MARCHI, DISEGNI E MODELLI - ATTENZIONE ALLE RICHIESTE DI PAGAMENTO
OCCHIO ALLA TRUFFA - BREVETTI, MARCHI, DISEGNI E MODELLI.
ATTENZIONE ALLE RICHIESTE DI PAGAMENTO


A seguito di numerose segnalazioni, la Camera di Commercio di Caltanissetta - sede d »
martedì 25 ottobre 2016
:: Arriva l’identità digitale Spid
Giovedì 27 ottobre 2016 la presentazione del nuovo servizio e del ‘kit per l’identità digitale’ a disposizione delle imprese e dei cittadini »
giovedì 1 dicembre 2016
:: ESAMI TAXI E AUTONOLEGGIO
Gli aspiranti tassisti e gli autonoleggiatori con conducente saranno sottoposti all’esame per l’accertamento dei requisiti di idoneità per l’iscrizione nel Ruolo dei conducenti di veicoli o natanti ad »
7^ Giornata dell’Economia – 08 maggio 2009

Il giorno 8 maggio 2009 verrà celebrata in tutta Italia la 7^ Giornata dell'Economia promossa da Unioncamere, con la partecipazione di tutte le Camere di Commercio Italiane. Reti d'impresa, distretti, mercati internazionali, occupazione e formazione, infrastrutture, redditività delle imprese; partendo da questi temi, Unioncamere fotografa il Paese in un resoconto ampio e dettagliato, arricchito da dati inediti ed aggiornati, confermando in questo modo la propria missione di servizio nei confronti di tutta l’impresa italiana, grande e piccola, e di raccordo tra il sistema imprenditoriale e le Istituzioni del Paese.
Il sistema produttivo di Caltanissetta risulta caratterizzato da alcuni fattori che ne condizionano la ciclicità e la capacità di produrre ricchezza e si traducono in elementi di forza o di debolezza, creando in alcuni casi un circuito socio economico virtuoso, in altri vizioso e scarsamente competitivo. Entrando nello specifico, il 67,5% della ricchezza prodotta deriva dal macro settore dei servizi che include la Pubblica Amministrazione, il commercio, i trasporti, il turismo, i servizi alle imprese ed alle famiglie. Si tratta di una quota inferiore a quella nazionale (70,4%) e ciò è dovuto alla rilevanza del manifatturiero, settore che incide per il 21,3%, grazie soprattutto al contributo del settore petrol-chimico (come osserveremno in seguito).
Nell’ambito dei servizi, un aspetto degno di nota risulta essere quello legato alla Pubblica Amministrazione ed al relativo indotto. A questo proposito, è possibile affermare che tale settore, non essendo “economia di mercato” non risulta interessato dalla crisi (ancorchè i dati si riferiscono al 2006). La Pubblica Amministrazione, infatti, riveste un ruolo importante in provincia sia in termini di valore aggiunto che di occupati: il valore aggiunto della PA di Caltanissetta è pari al 24,1% del totale provinciale (a fronte del 24,8% regionale ed al 15,5% italiano), mentre i circa 16.000 addetti costituiscono il 21,7% dell’occupazione provinciale (20,3% in Sicilia, il 14,7% in Italia). Tale incidenza del valore aggiunto della Pubblica Amministrazione contribuisce sensibilmente a ridurre l’esposizione
esogeni, ma è doveroso precisare che il processo che va dall’impegno delle risorse alla spesa finale si dispiega su un orizzonte di lungo periodo, tale per cui, spesso, le imprese che lavorano con gli Enti Locali (in maniera diretta o nell’indotto) vedono i loro crediti congelati e scontano difficoltà di cassa. Se prima dell’introduzione del protocollo di Basilea II e del diffondersi della crisi finanziaria internazionale, le imprese si rivolgevano agli istituti bancari con scoperti di conto corrente, la restrizione creditizia ha costretto le imprese a ritardare ulteriormente i pagamenti a fornitori e lavoratori, ingessando ulteriormente il circuito economico locale.
Di conseguenza è urgente, oltre alla semplificazione amministrativa, anche velocizzare il pagamento dei beni e servizi commissionati dalla Pubblica Amministrazione per un valore che, in Italia, è di circa 40 miliardi di euro, pari al 2,5% del Pil (altre valutazioni indicano 60 miliardi di euro: Fonte Confindustria).
Dopo il macrosettore dei servizi, in provincia si delinea la rilevanza del manifatturiero che incide per il 21,3% sulla composizione della ricchezza, in linea con la media nazionale ed in crescita rispetto al 2004. Un dato, quest’ultimo, condizionato fortemente dal petrol-chimico di Gela da un lato, e da numerosissime micro imprese dall’altro. Le costruzioni contribuiscono alla creazione del valore aggiunto provinciale con una quota pari al 6,5%, e di rilievo risulta anche il contributo che il settore agricolo offre alla formazione del valore aggiunto complessivo e che risulta pari al 4,8% (in diminuzione rispetto al 2004), ossia più del doppio della media nazionale (2,1%).
Oltre l’80% del totale delle imprese sono ditte individuali) che ha difficoltà a costruire “massa critica” al fine di trainare l’economia locale fuori dalle sacche del “sottosviluppo”.
Esaminando la reazione alla crisi del sistema produttivo, al 31 dicembre del 2008, le imprese attive in provincia erano 22.534 (di cui il 17,7% artigiane, in sostanziale stabilità rispetto al 2007), in flessione rispetto al consuntivo del 2007 del -1,3%, a fronte di una variazione media nazionale pari a +2,7%. Tale “riassorbimento” per la provincia di Caltanissetta è il risultato di una forte selezione imprenditoriale nell’ambito del settore agricolo (-4,8%), del manifatturiero (-1,5%), con particolare riferimento al comparto alimentare (-1,6%), e dei trasporti (-4,6%).
Comunque, risulta elevata la crescita di imprese non classificate (+19,4%). Tali dinamiche indicano come il sistema produttivo locale si stia riposizionando su settori meno esposti a concorrenza esterna (costruzioni e terziario), proseguendo anche quel percorso di irrobustimento, osservato attraverso l’adozione di una forma giuridica adeguata ad affrontare mercati eterogenei ed il rating bancario derivante dall’introduzione del protocollo di Basilea II (incidenza società di capitali nel 2008: 8,1% - nel 2004: 5,9%). Non mancano, tuttavia, fenomeni di autoimprenditorialità che evidenziano le difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.
Il tasso di disoccupazione provinciale (14,5%), sebbene in flessione di 1,2 punti percentuali rispetto al 2007, risulta uno dei più elevati d’Italia e, comunque, superiore al valore medio regionale (13,8%) e, soprattutto, nazionale (6,7%). A soffrire sono, per lo più, le donne, anche se rispetto allo scorso anno il relativo tasso di disoccupazione (17%) risulta in sensibile calo. Al di la delle dinamiche, la situazione del mercato del lavoro comporta una minore propensione alla spesa, dovuta proprio all’assenza, o comunque al forte ridimensionamento dei consumi della fascia di popolazione inoccupata.
Tassi di disoccupazione in provincia di Caltanissetta, in Sicilia e in Italia (2008)
Maschi Femmine Totale
Caltanissetta 13,2 17,0 14,5
SICILIA 11,9 17,3 13,8
ITALIA 5,5 8,5 6,7
La crisi finanziaria internazionale, occorre ricordare, si è inserita in un contesto in cui da alcuni mesi erano stati introdotti i criteri di valutazione derivanti dal protocollo di Basilea II. Il risultato è che le imprese hanno riscontrato una significativa rigidità del mondo creditizio, in termini di condizioni di accesso, erogazione rispetto alle richieste, flessibilità del fido e, come sempre, in termini di costi (tassi di interesse, commissioni, etc.). Da qui parte la critica all’Accordo di Basilea II, ritenuto pro ciclico e, quindi, in questo caso reo di acuire gli effetti della crisi; tale critica è finalizzata a proporre un nuovo Accordo di Basilea (III).
Si tratta di una situazione negativa che si inserisce in un contesto nisseno che già sconta evidenti problemi strutturali di difficiltà nel rapporto banche – imprese.
In ogni caso, nel 2007, i tassi di interesse a breve termine a Caltanissetta erano pari al 8,5%, circa un punto e mezzo percentuale in più rispetto alla media nazionale (7,1%); ad oggi, tali tassi dovrebbero essere scesi, vista la politica di riduzione nel 2009 del tasso di sconto operata dalla BCE (attualmente all’1,25%, con l’Euribor ai livelli più bassi dal 2003). Occorre evidenziare, però, che le imprese non hanno osservato tale flessione, anche a fronte di un andamento del tasso di decadimento trimestrale (il rapporto tra ammontare di
credito in sofferenza e ammontare di credito alla fine del trimestre precedente) non particolarmente penalizzante per la provincia.
Risulta doveroso sottolineare che si tratta di un problema comune a numerosi sistemi economici che rischia, come più volte accennato, di ingessare l’attività delle imprese e favorire l’usura.
A tal proposito, dunque, occorrono interventi volti ad una maggiore flessibilità del sistema creditizio, magari attraverso una deroga di alcune applicazioni di Basilea II, soprattutto per quelle imprese di piccole dimensioni che faticano a trovare un corretto rating per ottenere l’accesso al credito.
Inoltre, si sottolinea l’esigenza di realizzare interventi volti alla riduzione dei tassi di interesse a breve termine ed a consentire alle imprese di gestire le necessità di cassa ed, al contempo, di realizzare investimenti in innovazione e competitività.